Crans-Montana, quando la sicurezza è un optional

Neppure la civilissima Svizzera è immune da errori, leggerezze e sottovalutazioni in materia di sicurezza. Anche lì la sicurezza talvolta è un optional. Ce lo insegnano i 47 morti e oltre 100 feriti, molti dei quali ancora in prognosi riservata, della tragedia di Crans-Montana.

Autorizzazioni concesse con superficialità, personale insufficiente o non adeguatamente formato, mancato rispetto delle norme sulla capienza, vie di fuga inadeguate, materiali infiammabili: un elenco fin troppo familiare per chi si occupa di sicurezza dei locali di pubblico spettacolo.

Secondo le prime ricostruzioni, l’incendio si sarebbe sviluppato a partire da candele pirotecniche accese all’interno del locale; le scintille avrebbero raggiunto il controsoffitto in materiale fonoassorbente super infiammabile innescando il flashover. In pochi istanti, il locale – situato in un seminterrato – si è trasformato in una trappola caratterizzata da un’unica via di fuga (troppo piccola per 300 persone), scale strette e uscite di emergenza secondarie bloccate o difficilmente accessibili.

Le indagini successive hanno portato alla luce ulteriori e gravi falle. Le autorità locali hanno ammesso che Le Constellation non era sottoposto a controlli antincendio da cinque anni, nonostante la norma prevedesse ispezioni annuali. L’ultima verifica risaliva infatti al 2019 e, da allora, non risultavano controlli su materiali e impianti critici, inclusa la famigerata schiuma fonoassorbente.

Non solo. Secondo quanto emerso, il locale non era dotato di un sistema di allarme antincendio, ritenuto non obbligatorio nell’ultima ispezione.

Non meglio sul piano organizzativo: l’unico (sic!) addetto alla sicurezza presente avrebbe abbandonato la postazione d’ingresso dopo essere stato avvertito dell’incendio, favorendo un flusso incontrollato in entrata proprio mentre decine di persone cercavano disperatamente di uscire.

Ricorda qualcosa? A noi la discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo o Piazza San Carlo a Torino nel 2017, tanto per fare esempi celebri. Ma le notti sono popolate da “addetti ai servizi di controllo uccisi o feriti, ingressi forzati con le auto, spari e coltellate, regole disattese, regole depotenziate, leggi e circolari che si contraddicono e sovrappongono, aumentando la confusione su chi deve fare cosa”, ricorda Franco Cecconi, Presidente di AISS – Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria.

Un quadro che rafforza la necessità di affermare una cultura della sicurezza che vada oltre l’adempimento burocratico, punti sulla formazione di professionisti qualificati e imponga standard non solo formali. Prima che l’ennesima tragedia costringa, ancora una volta, a fare i conti con ciò che si sarebbe potuto evitare.

Fonte: VigilanzaPrivataOnline.com