Sicurezza e sport: serve un Security Manager anche nelle serie minori?

L’omicidio dell’autista del pullman dei tifosi del Pistoia, per mano di ultrà rietini, ha scosso l’opinione pubblica. Un episodio che sorprende non solo per la sua brutalità, ma anche per il tipo di partita – di modesta rilevanza e soprattutto di basket. Per chi si occupa di sicurezza la domanda è: un Security Manager potrebbe prevenire o limitare gesti simili? E questa figura sarebbe sostenibile per società sportive di piccole dimensioni?

L’idea di Gianluca Cameruccio (per 4 anni Senior Security Manager dell’Inter FC), che ha dichiarato che servirebbe un Security manager almeno negli eventi calcistici di grande portata. Ma può essere un modello replicabile anche per gli sport minori, dove i budget sono ben più ridotti?

“La mia idea è che qualunque società sportiva, indipendentemente dall’importanza o dal movimento economico che genera, dovrebbe inserire all’interno del proprio organico un Security Manager responsabile per ogni attività di prevenzione e di tutela nei confronti della società e degli atleti tesserati” – dichiara Cameruccio.

“Ogni qual volta si debba gestire una trasferta od un assembramento di tifoserie, tanto per uno stadio di serie A, quanto per il palazzetto dello sport di un piccolo Comune, il problema della gestione dell’Ordine Pubblico resta sempre presente. I rischi di tumulti od attacchi efferati e gratuiti, al pari dell’episodio delittuoso verificatosi ai danni del pullman da lei citato, sono e saranno sempre di attualità. Sino a quando non si imporrà alle società sportive la figura in organico del Security Manager (come già avviene per Comuni, Ospedali, ecc…), conoscere in anteprima – od ancor meglio arginare – il rischio di incidenti, da parte delle Forze dell’Ordine, sarà sempre più complicato. Servono i giusti referenti interni alle società”.

Ma come si spiega l’ondata di violenza che sembra attraversare il paese, dalle piazze allo sport?

Cameruccio sottolinea che si tratta di un fenomeno antico, legato a tensioni sociali più ampie. “Dove le tensioni aumentano – spiega – crescono anche i comportamenti violenti, che trovano nello sport un palcoscenico ideale”.

Il sociologo Francesco Alberoni sosteneva che la violenza allo stadio sublimasse un certo bisogno di guerra insito nell’animo umano. Senza augurarci un conflitto (ce ne sono abbastanza, grazie), sarebbe però utile riproporzionare la realtà. E tornare a comprendere il senso del limite, del rispetto e del valore civile che lo sport dovrebbe incarnare. Maggiore o minore che sia.

Fonte: VigilanzaPrivataOnline.com